Com’è cambiato il modo di vestirsi nel corso degli anni


Il corso degli eventi dell’ abbigliamento ( abbigliamento per bambini, abbigliamento neonati ), vale a dire degli abiti e accessori che hanno coperto le persone nel corso dei secoli, assumere nuovamente le peculiarità di ogni momento della storia.

Degli abiti si possono apprendere le materie prime usate, le abilità di attuazione, gli aspetti estetici e quelli raffigurativi, i fattori economici e le classificazioni sociali. Mentre fino all’Ottocento solo i nuclei familiari più benestanti potevano permettersi un armadio, che in ogni modo era in media ridotto a tre-quattro capi ognuno, nel secolo seguente si ha un mutamento totale.

L’industria dell’ abbigliamento fornisce capi per le più diverse situazioni. Nell’ abito, infatti, si rapprendono alcune funzioni: quella pratica legata alla vestibilità; quella estetica allacciata al gusto dell’ epoca e a canoni specifici delle diverse collettività, per lo più trasmessi di generazione in generazione; quella simbolica perché l’ abito può definire l’ adesione ad una specifica collettività, assimilare lo status sociale, civile, religioso.

Facendo rapporto in particolare agli anni Sessanta l’abbigliamento prende su di sé una grande carica simbolica in rapporto al insorgente fenomeno del femminismo. Se la minigonna esprime la libertà femminile, il diritto di fare vedere e gestire autonomamente il proprio corpo, il diritto di non essere classificate da una società maschilista si mostra nell’ espressione e nell’ abbigliamento (jeans, ma non solo), da parte di molte donne, in modo particolare giovani.

Scaviamo ancora più nel passato. Tutti gli scavi finora realizzati che hanno avvalorato al reperimento di manufatti e resti fossili che non hanno portato alla luce elementi che possano documentare con convincimento l’ utilizzo di oggetti di abbigliamento da parte degli esseri umani in quel epoca.

Il recupero di rudimentali utensili in pietra, realizzati con la tecnica della pietra scalfita, capaci con ogni credibilità alla modificazione delle pelli in capi, e forse anche prima, si pensa che  gli uomini utilizzassero pelli per coprirsi. In questo quadro la logica basilare per cui gli esseri umani avviarono a operare le pelli, per poi indossarle, è da cercare nuovamente nella necessità di coprire il corpo, nudo e più fragile rispetto ad altri animali, dalle perturbazioni. Non sono comunque da disprezzare altri fattori.

Tra questi occorre citare la mansione allegorica dell’ abbigliamento: mettersi addosso la pelle di un altro animale era corrispondente a considerarsi identico con esso, oltre a attestare la propria forza, con cui si era ucciso lo stesso.

Con ogni plausibilità l’inserimento delle pelli per avvolgere il corpo ha un affetto anche con delle forme originarie di vergogna. Questo trasgredisce alcune teorie secondo le quali il senso del pudore sia stata una condizione psicologica stabilita dall’ abbigliamento: essendo gli altri appartenenti alle comunità primitive coperti, l’ uomo nudo avvertiva la propria differenza dalla norma ed era portato ad uguagliare agli altri per non essere “eliminato”.

La scelta di sagome di indumenti agli primordi della civiltà umana è quindi dovuta sia ad un fattore di pratica quindi di protezione del corpo,  sia a fattori di altra natura quali simbolici, religiosi, psicologici, ecc…